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“La crisi ha rilanciato il lavoro irregolare”

Ires – Si registra un’altra impennata dell’economia illegale.

Il lavoro irregolare e sommerso è ancora un fenomeno preoccupante che colpisce milioni di uomini e donne nella loro dignità di lavoratori e nella loro sicurezza, danneggia la parte sana del sistema produttivo ed è la causa maggiore di evasione fiscale e previdenziale. I dati dell’Istat, infatti, sul lavoro sommerso nell’anno 2009 sono alquanto problematici. Si rileva un tasso di lavoro irregolare del 12,2%, pari a 2 milioni e 966 unità di lavoro. Nel contempo si evidenzia che ad abbassare il dato percentuale è la diminuzione complessiva dei posti di lavoro. Gli stessi dati della Svimez sulla tenuta produttiva delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno sono credibili a causa della presenza rilevante dell’economia sommersa.

I dati stimati dall’Istat del 2005 calcolano che il fenomeno interessi ben 213 mila persone, pari al 16,4% del totale delle unità lavorative presenti in regione. Si evidenzia una situazione in cui l’irregolarità è ampiamente diffusa nel tessuto produttivo. Il lavoro sommerso colpisce soprattutto il settore agricolo (con un’incidenza del 22%), dei servizi (17%) e dell’edilizia (16%). Nell’ambito dei servizi, il lavoro nero ha tassi di diffusione leggermente superiori in Puglia rispetto al resto del Paese (14%).

ires

Dal 2001 al 2005, in Puglia si è registrata una riduzione del fenomeno dell’irregolarità lavorativa pari al 15%, grazie principalmente alla sanatoria della legge nazionale che, tra il 2002 e il 2003, ha consentito a molti immigrati di regolarizzare la propria presenza e la propria condizione lavorativa in Italia.
L’Istituto di ricerche economiche e sociali (Ires) della Cgil Puglia nella presentazione dei dati sulla “crisi, lavoro e bisogni sociali in Puglia” in riferimento all’economia e al lavoro sommerso ha sottolineato la gravità del fenomeno rispetto ai livelli di qualità del sistema industriale e dei livelli di tutela del lavoro.
Alcuni dati relativi all’attività di vigilanza dell’Inps, in particolare, indicano una situazione allarmante per la regione. Nell’attività di vigilanza svolta dall’Inps nel 2009, infatti, su 5.559 aziende ispezionate, ben 4.405 sono risultate irregolari (79%) e 1.100 totalmente in nero. I lavoratori in nero individuati sono risultati 3.052 su 3.167, pari al 96,4%. È anche consistente il dato dei rapporti di lavoro “fittizzi” contestati in agricoltura (25.896 su 98.375 riscontrati a livello nazionale 26,3%).
In Puglia in diversi anni si registra una gravissima situazione di sfruttamento e negazione dei diritti dei lavoratori che ha causato pesanti ricadute negative sull’immagine della Puglia e delle sue imprese.

Il lavoro nero è esploso in maniera clamorosa per gli immigrati in agricoltura di alcune zone della Puglia, ma in realtà è un fenomeno che si diffonde dall’edilizia, all’agricoltura, al commercio, ai servizi e talvolta persino all’industria. È un problema che interessa tutti i settori della società pugliese e riguarda decine e decine di migliaia di giovani, specialmente ragazze.

Questa situazione porta Biagio Malorgio, presidente dell’Ires Puglia, a tracciare alcune considerazioni conclusive. “Nel corso di questa fase della crisi, – sottolinea – il lavoro nero e irregolare è cresciuto parallelamente alla crescita dell’economia sommersa. Il Sud e la Puglia sono le regioni con il più alto ricorso al lavoro nero, dove l’area del lavoro irregolare cresce con il moltiplicarsi delle tipologie del rapporto di lavoro. È importante – conclude Malorgio – sfatare l’assunto secondo cui maggiore flessibilità significa minore lavoro sommerso e minore economia illegale”.

Il governo regionale della Puglia, quindi, considerata la situazione, ha cercato di porre una soluzione al problema con un disegno di legge approvato dopo una lunga proficua e approfondita discussione che ha mobilitato il consiglio.

Pierluigi De Santis

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 18 dell'8 maggio 2010, pagg. 10-11-12-13

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