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Giovani al Sud molti studiano pochi lavorano

Al posto della valigia di cartone c’è il trolley e al posto del treno il volo low cost. Per il resto la condizione del giovane del Mezzogiorno non è molto diversa da quella di 50 anni fa: per lavorare, deve emigrare.

Con la differenza che qui non si parla più solo di un manovale 20enne alla ricerca di un’azienda edile, ma di un laureato 30enne con l’ansia di dare un senso agli anni passati sui libri. I numeri del XII rapporto di Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati mostrano tutti i lati oscuri del sistema formativo italiano e in particolare del Sud Italia, fabbrica di “dottori” costretti ad andare al Nord per lavorare (molti ci vanno direttamente per studiare). Limiti che in questa particolare congiuntura economica diventano l’assillo di quanti in questi anni cercano di affacciarsi al mondo del lavoro dopo aver investito tempo (loro) e denaro (delle famiglie che li hanno sostenuti).

Occupazione in calo

L’indagine, svolta nel 2009 su 210mila laureati del 2008 di tutta Italia per verificare la loro condizione occupazionale, mostra nella comparazione con l’anno precedente il segno meno davanti a tutti gli indicatori. Il tasso di disoccupazione è aumentato per tutte e tre le tipologie di laurea: dal 16,5% del 2007 al 21,9% del 2008 per quelle di primo livello; dal 13,9% al 20,8% per le specialistiche (o di secondo livello); dall’8,9% al 15% per le specialistiche a ciclo unico (medicina, architettura, veterinaria ecc.). “La tendenza – sottolinea nella presentazione dei dati il direttore di Almalaurea, Andrea Cammelli – si registra indipendentemente dal percorso di studi”. Anche quelli tradizionalmente solidi, quindi, come ad esempio gli ingegneristici, nell’ultimo anno si sono dovuti confrontare con la crisi internazionale. Chi se la passa meglio fra i laureati di I livello sono gli studenti delle professioni sanitarie, che risultano all’83% occupati, mentre il 2% lavora e studia.

Meglio la specialistica

L’indagine fra i laureati di II livello a un anno dal conseguimento del titolo mostra ancora i laureati delle professioni sanitarie al primo posto (97,7% di occupazione), seguiti dai gruppi educazione fisica (73,7%), insegnamento (73%), ingegneria (70,2%), architettura (69,5%), economico-statistico (62,2%), politico-sociale (61,5%), linguistico (58,1%), agrario (53,5%) e letterario (50%). Il gruppo scientifico, con il 48,1%, è il primo sotto la soglia della metà di occupati e si contraddistingue anche per essere uno fra quelli con più studenti che non cercano lavoro: ben il 33,8%. Segue il gruppo psicologico (46,1% di occupati), geo-biologico (35,3%), chimico-farmaceutico (33,2%) e giuridico (19%).

Più precari

I numeri sulla tipologia dell’attività lavorativa non sono più confortanti. Fra i laureati di primo livello del 2008 occupati nel 2009 si è registrato al 35,6% un lavoro stabile e al 49,4% atipico. Un anno prima i dati erano rispettivamente 38,6% e 46,8%, a dimostrazione che, oltre a essere diminuito, il lavoro si è fatto più precario.  Il calo ha riguardato anche gli altri due tipi di laurea. Di pari passo sono scesi per le tre tipologie anche gli stipendi mensili netti: laurea di I livello dai 1.136 euro del 2007 ai 1.109 del 2008; specialistica da 1.125 a 1.057; specialistica a ciclo unico da 1.149 a 1.110.

Dal Sud si emigra

Il dato più significativo, tuttavia, al netto della situazione di crisi che riguarda tutta l’Italia, è quello relativo al Sud. I laureati residenti nel Mezzogiorno sono quelli che si spostano di più per studio e lavoro: complessivamente rappresentano il 40%, mentre l’altro 60% ha studiato e lavora nella propria area di residenza. Nel Centro Italia la percentuale di chi studia e resta a lavorare nel proprio territorio è dell’84%, nel Nord addirittura del 93%. Nel dettaglio del Sud, i flussi di mobilità sono alimentati per il 19% da quanti, dopo aver studiato nella propria area di residenza, trovano lavoro al Nord e al Centro (solo una minima parte si trasferisce all’estero); per il 13% da coloro che si sono trasferiti per motivi di studio e non sono rientrati. I flussi per motivi di lavoro da Sud a Nord coinvolgono la maggior parte dei percorsi di studi, con poche eccezioni.

Corsa al master

La crisi occupazionale dei laureati negli ultimi anni ha dato notevole slancio al proseguimento degli studi. I soli master organizzati dalle università nell’anno accademico 2007-08 contavano una popolazione di 43mila studenti. Un vero e proprio boom visto che gli iscritti a master di I livello nel 2001-02 erano appena 3.400 in tutta la Penisola e sei anni dopo sono diventati oltre 31.000. Risultati occupazionali? Per ora non ce ne sono di certificati. “Ma a giugno – fanno sapere da Almalaurea – saranno pronti i risultati di un’indagine ad hoc sui partecipanti ai master di cinque atenei italiani, tra cui l’Università del Salento”.

Alessandro Di Pierro

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 14 del 10 aprile 2010, pagg. 10-11

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