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Tra tagli e “digitale” TV locale in affanno

Le difficoltà legate all’avvio del digitale terrestre (lo switch off è previsto nel primo semestre nel 2011), i tagli alla legge sull’editoria, i problemi delle provvidenze, la riduzione della pubblicità, i ritardi nei pagamenti: le tv locali pugliesi lanciano più di un grido d’allarme durante un convegno nazionale promosso a Bari dal Comitato regionale per le comunicazioni (Corecom) Puglia.

E alla fine viene approvato un documento unitario in cui si legge: “I Corecom, all’esito del confronto e delle sollecitazioni avanzate dal sistema radiotelevisivo locale, ritengono necessario sottoporre al sistema delle autonomie locali e delle Regioni alcune questioni di vitale importanza per l’emittenza locale, affinché le stesse possano essere messe quanto prima all’ordine del giorno al fine di adottare misure, normative ed economiche, necessarie a salvaguardare il sistema radiotelevisivo locale”. Tra queste, il documento prevede la richiesta “ad Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ndr) di accelerare la regolamentazione del c.d. Lcn (Logical channel number, ossia il posizionamento sui canali del telecomando, ndr); di insistere affinché vengano ripristinate le provvidenze all’editoria, recentemente tagliate dal Governo; di rivedere, incrementandolo sino ad almeno 150 milioni di euro anno per i prossimi 3 anni, lo stanziamento per i contributi ministeriali alle tv locali”. Nel testo si prevede anche “di stipulare un idoneo accordo quadro con il Ministero dello sviluppo economico che regolamenti l’attività svolta sul territorio dal Corecom per la redazione delle graduatorie e di fare in modo che il piano delle frequenze tenga conto delle singole specificità territoriali”.

Il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, conferma l’impegno di portare le proposte di sintesi al Coordinamento delle Assemblee legislative. Proprio l’assegnazione automatica dei tasti sul telecomando rischia di modificare gli equilibri, le abitudini degli utenti, le posizioni acquisite dalle aziende sul mercato, con ricadute sui fatturati e sull’occupazione di giornalisti, tecnici e amministrativi. Dove si è passati al digitale terrestre molte emittenti hanno già chiuso. Le altre temono di essere retrocesse in posizioni numeriche sfavorevoli (oltre i primi 10-15 canali).

In questa battaglia è stato messo a segno un punto a favore: il Giudice ordinario del Tribunale di Cagliari ha infatti stabilito il diritto di Videolina (tv sarda) a trasmettere con la numerazione che permette la ricezione sul numero 9 del telecomando, inibendo l’utilizzo a Rete A. Il provvedimento del Giudice ordinario interviene in un contesto di vuoto normativo, in quanto l’Agcom non ha ancora emanato il regolamento sull’ordinamento automatico dei canali. È stato invece pubblicato il piano nazionale delle frequenze e, dietro la richiesta di rinvio e il malessere delle tv locali, c’è il materializzarsi della possibilità che le frequenze dal 61 al 69 vengano vendute all’asta alle compagnie telefoniche, magari con un emendamento alla prossima Finanziaria. Le associazioni riflettono su quale iniziative prendere in caso di risposta negativa, non esclusa quella di un risarcimento danni.

Fabio Traversa

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