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Le città e l’ambiente. La Puglia è in ritardo

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Rapporto ISPRA – Bari, Foggia e Taranto non sono un buon esempio.

Nei grandi centri urbani continuano ad aumentare lo sfruttamento del suolo e la produzione di rifiuti, in quest’ultimo caso in controtendenza rispetto al dato nazionale, mentre calano consumi d’acqua e emissioni in atmosfera e numero di auto circolanti.

Se questo è l’andamento generale, le città pugliesi Bari, Taranto e Foggia (rispettivamente nona, 16esima e 27esima per popolazione) di rado costituiscono un modello per le altre, quasi sempre restano a metà del guado o sono fanalino di coda, ad esempio in tema di rifiuti, verde e mobilità.

È quanto emerge dal VII Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che ha messo sotto la lente di ingrandimento la qualità dell’ambiente urbano (al 2010) in 48 tra le maggiori città italiane (27 con oltre 150.000 abitanti).

Per le amministrazioni il Rapporto è uno strumento utile per monitorare, pianificare e gestire ambiente e territorio urbano. Le città, infatti, pur occupando solo il 2% della superficie del pianeta, sono responsabili, ad esempio, di circa l’80% delle emissioni di CO2. Secondo i dati 2009 della Population division del Department of economic and social affairs delle Nazioni unite, oltre la metà della popolazione umana vive in aree urbane, quota destinata a crescere. L’Italia è allineata a questa dinamica demografica: su una superficie pari al 3,3% del totale nazionale, risiede il 23,4% della popolazione.

Ma se le città fungono da driver dello sviluppo economico, la loro crescita è spesso associata a un maggiore sfruttamento di risorse e ambiente, a degrado e congestione. Di qui la necessità per gli amministratori di intervenire per migliorare la qualità dell’ambiente urbano, sui cui incidono una serie di fattori studiati e analizzati dal Rapporto, fra cui suolo, acqua, qualità dell’aria, demografia, industrie, acqua, cambiamenti climatici, trasporti e mobilità, verde, inquinamento elettromagnetico, acustico e indoor, turismo, sostenibilità locale.

Il suolo, ad esempio, ha ruoli insostituibili, come la protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e la regolazione dei corsi d’acqua superficiali, è riserva di biodiversità e anello fondamentale del ciclo degli elementi nutritivi. Ma dal secondo dopoguerra le città si sono espanse spesso in modo disordinato fino a ostacolare o compromettere le funzioni del suolo. Per questo, ancora in troppe aree, eventi anche di moderata intensità possono determinare catastrofi, come alluvioni e frane, e costare anche inaccettabili tributi di vite umane.

GIUSEPPE DAPONTE

Commenti  

 
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