You are here:

“Incentivi rifiuti a chi differenzia”

Email

Inchiesta 2 – La via indicata da Antonicelli (Regione Puglia).

Napoli rischia di passare anche Pasqua (dopo Natale) sotto i rifiuti. L’emergenza riguarda pure altre aree del Paese, tra cui Sicilia e Calabria. E sfiora anche il Foggiano. “Ma la Puglia non corre pericoli”, rassicura Antonello Antonicelli, direttore dell’Area Ambiente della Regione. Ha una differenziata (a marzo al 21,56% dal 16,29 di gennaio) molto inferiore agli obiettivi della 296/2006 (il 50% entro il 2009) e, secondo il rapporto di Legambiente, solo un suo Comune, Monteparano (Taranto), differenzia a norma di legge, contro i 160 della Campania. Tuttavia, rileva Antonicelli, “il rapporto di Legambiente non tragga in inganno. Il fatto che in Campania ci siano tanti piccoli Comuni con un’alta differenziata non significa che il suo dato generale superi quello pugliese. Bisogna vedere i valori a livello regionale”. Messa così, in effetti, la Puglia perde non 160 a 1 ma solo 14% a 9% (sono le percentuali di differenziata del 2008 nelle due regioni dell’Istituto superiore di ricerca e protezione ambientale – i dati ufficiali del 2009 sono attesi a giorni). Fatta questa premessa, Antonicelli ricorda che “la Puglia ha anche una dotazione impiantistica di discariche superiore a quella della Campania. E ciò ci consente di non entrare in emergenza”.

Si spiegano così le alte percentuali di smaltimento in discarica nella regione (80% nel 2008, il 45% nel resto del Paese). E per uscire dalla “dittatura delle discariche”, Antonicelli sposa l’idea di Legambiente di far pagare il massimo ai Comuni che ricorrono a questa “soluzione”. Disincentivo associato all’ecotassa regionale, che fa risparmiare chi più differenzia (per 10 Ato su 15 oggi si è ridotta).

Più preoccupante la situazione degli altri impianti per la gestione dei rifiuti. Oggi sono in esercizio 32 su 46 programmati (il 69%), 8 nel Barese e nella Bat, uno nel Brindisino, 11 nel Foggiano, 7 nel Leccese e 5 nel Tarantino (ma solo due di compostaggio). Soprattutto su questo fronte non ha funzionato la cooperazione tra gli Enti competenti per legge, Regione, Province e Ambiti territoriali ottimali (Ato, composti dai Comuni). Questi ultimi, in particolare, sono stati accusati di inerzia. Il Governo ne aveva previsto la cancellazione entro marzo scorso, poi ne ha prorogato l’esistenza fino al 31 dicembre. La 42 del 2010 assegna alla Regione il compito di decidere chi deve assumerne le (ambite) competenze. La Regione, intanto, ha approvato un ordine del giorno per accorpare gli Ato da 15 a 6, uno per provincia. Le Province rivendicano le competenze degli Ato. Ma la Regione lo esclude. E l’Associazione nazionale dei Comuni (Anci) minaccia ricorsi contro provvedimenti che sottraggano funzioni e competenze nella gestione di servizi ambientali attribuite ai Comuni dalla legge.

Gli Ato, riferisce Antonicelli, saranno riconfigurati dal nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti (necessario per recepire le novità delle nuove norme Ue e nazionali, ndr), il primo varato in modo ordinario (dopo i precedenti commissariali), con la partecipazione di vari portatori di interessi. Tra questi, Upi (Unione province Puglia), Anci, Legambiente e Confindustria. Attori a cui abbiamo dato la parola in questa seconda puntata della nostra inchiesta, dedicata all’ impiantistica e all’organizzazione per la gestione dei rifiuti in Puglia.

Giuseppe Daponte

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna