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La scommessa del mondo da 130 miliardi di dollari

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Clima – Dopo la Conferenza di Cancun. Investimento per il futuro.

Se Copenhagen deluse ampiamente le aspettative, lo stesso non può dirsi di Cancun, sede dell’ultima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, dato lo scetticismo generale che ha preceduto e accompagnato i dodici giorni (dal 29 novembre al 10 dicembre) di negoziati.

Insomma, qualcosa si è mosso. Non basterà forse per preservare l’avvenire del pianeta e delle future generazioni, ma i 194 Paesi presenti con le proprie delegazioni hanno trovato alcuni terreni di convergenza.

E allora, il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? Diciamo subito che non si tratta dell’agognato “balanced package”, di un patto giuridicamente vincolante (con annesse sanzioni) per tutti i contraenti. Niente di tutto ciò. È stato tuttavia approvato un pacchetto di iniziative per la lotta ai cambiamenti climatici. Un pacchetto che include una “visione condivisa” e un testo del gruppo di lavoro sul Trattato di Kyoto.

Su Kyoto l’impegno è di non fermare le trattative per far sopravvivere oltre il 2012 l’accordo siglato in Giappone nel 1997. Si riconosce la necessità di ridurre le emissioni di gas “serra” del 25-40% entro il 2020 (rispetto al 1990), e dell’80% entro il 2050, per fare in modo che l’aumento della temperatura globale, entro la fine del secolo, non sia superiore ai due gradi (ma non vengono specificati gli impegni che ciascun governo nazionale dovrà assumersi). L’Unione Europea eleverà probabilmente al 30%, in questo senso, il proprio target per il 2020 (Pacchetto 20-20-20), come auspicano da tempo Gran Bretagna, Francia Spagna e Germania.

L’Italia, le cui emissioni di gas serra sarebbero diminuite del 4,3% tra il 1990 e il 2009, non sembra ancora del tutto convinta della necessità di spingersi oltre il 20%. Per il resto, vengono stanziati (dai Paesi industrializzati) 30 miliardi di dollari per il periodo 2010-2012 per aiutare i Paesi in via di sviluppo, attraverso il finanziamento di interventi a breve termine (fast start): l’Italia (che si è distinta anche per aver firmato un accordo di cooperazione con la Costa Rica) ha contribuito con 200 milioni.

Viene preventivata la mobilitazione di ulteriori 100 miliardi l’anno fino al 2020 per azioni di lungo termine, così come la creazione di un fondo verde (Green Climate Fund), ancora non quantificato, da gestire attraverso un comitato di 40 membri (15 dei Paesi industrializzati, 25 di quelli in via di sviluppo). Prende poi il via il piano REDD (Riduzione delle Emissioni da Deforestazione e Degrado forestale), con l’obiettivo di tagliare (finanziando la conservazione delle foreste invece della loro distruzione) le emissioni causate dalla deforestazione (rappresenterebbero un quinto delle emissioni globali di gas “serra”).

L’accordo di Cancun, frutto del testo di compromesso proposto dalla presidenza messicana (l’apprezzatissimo Ministro degli Esteri, Patricia Espinosa), è stato osteggiato fino all’ultimo dalla Bolivia, il cui capo-delegazione, Pablo Solon, ha lamentato l’assenza di “misure idonee a tenere il riscaldamento sotto i due gradi”. “È una vittoria falsa e vuota – ha accusato – imposta senza consenso. Questo testo minaccia di aumentare il numero delle vittime dei cambiamenti climatici (attualmente oltre 300 mila persone l’anno), portandolo a un milione. Dopo il fallimento di Copenhagen è stata messa in moto una campagna per abbattere le aspettative. Questo ci ha portato a qualcosa che è appena meglio di un Copenhagen II”.

La Conferenza climatica in programma il prossimo anno a Durban (edizione numero 17), in Sudafrica, potrà chiarire i tanti dubbi. Intanto, il 2010 è l’anno più caldo dal 1850 (da quando, cioè, sono disponibili dati al riguardo), secondo quanto rilevato dal Goddard Institute for Space Studies della Nasa. La temperatura del mese di novembre è stata superiore alla media del periodo 1951-1980 di 0,74 gradi. La temperatura media della Terra si è innalzata di 0,8 gradi rispetto al 1880. Gran parte (i due terzi) di questo aumento si è registrata dopo il 1975.

ANDREA BUONO

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