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In Puglia cede la terra a rischio 200 comuni

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I dati – Nel 2008 in pericolo il 78%, nel 2003 erano il 19%.

L’alluvione che ha colpito il Veneto, ultimo dei “disastri annunciati” di italianissima fattura, ha fatto tornare di stretta attualità il problema del dissesto idrogeologico, che nel nostro Paese, dal 1900 ad oggi, avrebbe provocato più di 4.000 eventi con danni gravi, oltre 10.000 tra vittime, feriti e dispersi e almeno 700 mila sfollati.

Tra il 2002 e il 2010 si sono contate circa 35 frane, 72 alluvioni e 220 vittime. In Puglia ricordiamo, tra le altre, l’alluvione del novembre 2005: cinque furono i morti, due i dispersi, ingenti i danni. Il dossier Ecosistema Rischio 2010, curato da Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile, ci aiuta a fare il punto su natura e portata del rischio idrogeologico che attanaglia la nostra regione.

Ebbene, secondo la più recente classificazione presa in considerazione da Legambiente, e operata da Ministero dell’Ambiente e Unione Province Italiane (“Il rischio idrogeologico in Italia”, 2008), i Comuni pugliesi ad alta criticità idrogeologica sono 200, il 78% del totale. La superficie interessata è pari a 1.371 Kmq (aree franabili per il 35%, aree alluvionabili al 65%), di cui 1.031 Kmq nella sola provincia di Foggia. Nel 2003, il medesimo report individuava appena 48 centri (il 19% del totale) a rischio frana o alluvione.

Importante è poi il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) redatto dall’Autorità di Bacino della Puglia (e aggiornato al settembre 2010), dal quale emerge che 181 Comuni hanno al loro interno aree classificate a rischio idrogeologico molto elevato o elevato (R4 o R3). Tra le principali cause del fenomeno vi sono certamente l’abusivismo e l’urbanizzazione selvaggia.

Ecosistema Rischio ha monitorato l’attività dei Comuni classificati a rischio da Ministero dell’Ambiente e UPI nel 2003, offrendo una panoramica delle iniziative e dei provvedimenti adottati (resa possibile dall’analisi delle risposte fornite da 25 amministrazioni a Legambiente). Ne vien fuori – oltre al fatto che ben il 75% dei Comuni intervistati ha nel proprio territorio abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei dei fiumi o in aree a rischio frana (il 46% di essi interi quartieri o fabbricati industriali, il 33% strutture sensibili, come scuole o ospedali) – che nessuna amministrazione ha intrapreso opere di delocalizzazione e che solo nel 24% dei casi sono state svolte attività di informazione.

Il 75% dei Comuni ha realizzato interventi di manutenzione e/o messa in sicurezza, l’88% di essi ha approvato un piano di emergenza per il rischio idrogeologico (il 67% lo ha aggiornato nell’ultimo anno).

Andrea Buono

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