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L’Italia dell’energia ora può pianificare

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Fei 2010

Il Paese è ricco di forze produttive, ma servono una strategia di lungo periodo e un osservatorio delle infrastrutture.

 

Nella splendida cornice del Castello di Barletta, presidiato per l’occasione da una nutrita schiera di forze dell’ordine, si è svolta il 16, 17 e 18 giugno la tredicesima edizione del Forum Energetico Internazionale (FEI), convegno itinerante che si tenne per la prima volta nel 1988 e promosso da Anisgea, in collaborazione con Oice e Aninp (tutte e tre sono associazioni Confindustriali) e sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

La manifestazione, appuntamento scientifico cruciale per i “player” della filiera energetica nazionale, ed internazionale, ha registrato la partecipazione attiva di numerosi esperti in materia, esponenti del mondo accademico (Politecnico di Bari, Università del Salento, Università di Genova, Politecnico di Milano, Università Roma Tre, tra gli altri), istituzionale (Commissione Europea, Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, Oice, Anci, Parlamento e Governo) e produttivo (tra le altre, Enel, Ansaldo, A2A, Terna e Sorgenia), che si sono confrontati quest’anno in particolar modo sul tema delle infrastrutture energetiche, evidenziando poi criticità ed esigenze del settore. Sono state allestite tre differenti sessioni, autonomamente strutturate, con lo scopo di approfondire tre diverse grandi tematiche: gas ed elettricità, nucleare e rinnovabili.

Lo scenario tracciato, nel complesso, è quello di un Paese potenzialmente ricco di forze produttive, ma in cui manca una pianificazione energetica di lungo periodo, così come un osservatorio delle infrastrutture. A ciò bisogna aggiungere leggi spesso poco certe e poco chiare, una burocrazia scarsamente snella e, a detta di molti operatori, una parte delle Amministrazioni e dell’opinione pubblica che osteggia con preconcetto alcuni progetti di sviluppo ritenuti essenziali. La domanda energetica, intanto, sarebbe in lieve ma costante aumento negli ultimi quindici anni (e in ripresa dopo lo stop determinato dalla crisi nel 2009), a fronte di una produzione interna inadeguata al fabbisogno e drammaticamente dipendente dalle importazioni.

Andrea Buono

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 25 del 26 giugno 2010, pagg. 6-7-9

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