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Nero di Troia che testacoda

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Sul riconoscimento Doc.

La corsa del Nero di Troia verso il riconoscimento della “Doc” alla fine verrà premiata. I produttori del celebre vitigno foggiano ne sono più che convinti, dopo la brusca retromarcia dell’assessorato regionale all’Agricoltura che ha ritirato il parere formale con il quale la commissione vini regionale boccia il riconoscimento. Le ragioni non sono note – spiegano i produttori – ma secondo le voci avrebbero avuto il loro peso in questa decisione un paio di grandi cantine del Barlettano che temono la concorrenza del vitigno dauno.

Di certo la sollevazione popolare e istituzionale del mondo politico ed economico foggiano (perfettamente bipartisan) ha avuto il potere di far cambiare idea alla Regione nel giro di quarantott’ore. E così un parere già formalizzato al ministero per le Politiche agricole è stato precipitosamente ritirato sulla base di quello che l’assessore Stefàno non esita a definire come un “errore”.

“L’assessorato regionale all’Agricoltura ci ha informato di aver annullato la precedente comunicazione e che dunque il parere emesso dal comitato tecnico regionale è da considerarsi sospeso”, commenta il presidente di Confcooperative Giorgio Mercuri. L’associazione che riunisce tutte le coop della Capitanata organizza da dieci anni un convegno regionale per la valorizzazione del vitigno autoctono Nero di Troia. Un vitigno millenario, la cui riscoperta e impiego in forma esclusiva è piuttosto recente. La valorizzazione del «Nero» in questi anni ha suscitato un rinnovato entusiasmo tra i viticultori e le associazioni agricole che la Doc potrebbe legittimare sia dal punto di vista dell’autenticità del prodotto, sia ai fini del mercato.

Così per il riconoscimento si torna al punto di partenza. Il riconoscimento della “Denominazione di origine controllata” legittimerebbe un percorso suggellato all’ultimo Vinitaly di Verona dove il Nero di Troia ha rappresentato un po’ la sorpresa della rassegna conquistando una visibilità tra i produttori non spiega la mannaia del giudizio regionale. E su questo punto l’assessore provinciale all’Agricoltura, Savino Santarella, è andato giù duro: “Non è mai troppo tardi per riconoscere i propri errori – puntualizza – siamo soddisfatti che l’assessore Stefàno abbia compreso, sia pure con ritardo, la gravità della decisione assunta dal Comitato Vini regionale e che si sia attrezzato per porvi rimedio. Certamente – aggiunge l’assessore provinciale – una maggiore attenzione, anche alla luce del parere favorevole espresso sul punto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, avrebbe evitato questo balletto che non depone a favore della solidità del ‘sistema Puglia’, che proprio nel suo settore di maggiore forza e competitività esce oggi oggettivamente indebolito”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Camera di commercio, Eliseo Zanasi: “I riconoscimenti ottenuti e l’alto valore del prodotto – scrive in una lettera a Vendola – porteranno la struttura camerale ad argomentare compiutamente sull’opportunità della formalizzazione di un riconoscimento che è nei fatti, nella storia e nella testimonianze dei mercati che il prodotto ha saputo conquistare”.

Massimo Levantaci

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 21 del 29 maggio 2010, pagg. 6-7

Commenti  

 
0 #1 vittorio 2010-06-07 12:09
La famosa Squadra che non c'è.
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