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L’acquario annegato… nel mare di chiacchiere

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Bari – Un’altra di quelle storie tutte da raccontare e ancora da chiarire.

Doveva essere il punto di forza di una città orientata sul turismo marittimo. Eppure le cose, soprattutto negli ultimi anni, non sono andate in questa direzione. L’Acquario di Bari era considerato, per importanza, il secondo nel Mezzogiorno dopo quello di Napoli. Sarebbe stata una tappa imprescindibile per i tanti croceristi che oggi sbarcano nel capoluogo pugliese con la speranza di visitare una città dall’appeal intrigante.

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Ma la realtà è un’altra. La struttura, di proprietà della Provincia, ha catalizzato grossi investimenti fino ad arrivare alla chiusura. Paradossale ma vero. Eppure, solo pochi mesi prima della chiusura al pubblico, la vecchia giunta aveva perfino autorizzato i lavori di ristrutturazione dei locali portuali affittati al Molo Pizzoli. Ma da due anni quella zona è praticamente off-limits. C’erano vasche piene di pesci, polpi, tartarughe, scheletri di alcuni cetacei. Di quegli animali non c’è più nessuna traccia. Le costose apparecchiature che permettevano il funzionamento della struttura sono state imballate e trasferite dalla nuova giunta provinciale a Giovinazzo, custodite all’interno dell’Istituto Vittorio Emanuele assieme a tutto il servizio Laboratorio di Biologia Marina.

Istituito nel 1962 su iniziativa della Provincia di Bari, il Laboratorio ha svolto compiti istituzionali riguardanti la tutela dell’habitat marino dall’inquinamento e dal degrado e lo sviluppo della pesca e dell’acquacoltura. Nel decennio a cavallo tra il 1960 e il 1970, con la direzione del Prof. Marano, la struttura con annesso Acquario si è notevolmente sviluppata utilizzando finanziamenti disponibili per ricerche riguardanti il monitoraggio delle acque costiere, nonché la valutazione delle risorse ittiche disponibili per la pesca in tutto il Basso Adriatico. Fino a due anni fa, l’attività prevalente si è concentrata sulla ricerca scientifica applicata ai settori istituzionali. Da oltre vent’anni il Laboratorio di Biologia Marina è iscritto all’Anagrafe Nazionale degli Istituti di Ricerca.

Intanto la situazione resta invariata. E qualche curioso, cliccando sul sito della Provincia di Bari nella sezione relativa ai servizi strutturali e organizzativi, scopre che l’Acquario è di fatto “chiuso per manutenzione fino a data da destinarsi”. Un vero peccato. Bari deve rinunciare da due anni a una risorsa importante per rilanciare l’economia della città. Prendere esempio da quello che è successo a Genova negli ultimi anni non sarebbe un errore. Quantomeno per ripartire.

Alessandro Schirone

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 20 del 22 maggio 2010, pagg. 14-15

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