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Turismo sostenibile, dall’UE regole chiare

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È il settore europeo al terzo posto tra le attività economiche: con il Trattato di Lisbona è entrato dal primo dicembre tra le competenze comunitarie.

Il Trattato di Lisbona, in vigore dal primo dicembre scorso, ha aperto le porte dell’Unione europea al turismo, il settore che occupa il terzo posto fra le più importanti attività economiche in Europa. Finalmente così il turismo è entrato fra le competenze delle istituzioni comunitarie, che hanno ora la possibilità di avviare una politica comune del settore nel cui contesto potranno legiferare a maggioranza qualificata.
Ed è appunto con l’obiettivo di indicare le linee della nuova politica che in aprile si è svolta a Madrid una conferenza, convocata dalla Commissione europea e dalla presidenza di turno spagnola dell’UE, che ha riunito i rappresentanti delle istituzioni e quelli delle parti private interessate. E' stato il primo passo di un percorso che condurrà l’Esecutivo di Bruxelles a definire obiettivi e programmi di questa politica, che saranno formalizzati in una comunicazione la cui pubblicazione è prevista prima di fine anno.

Il passaggio assume un rilievo particolare se si tiene conto di alcuni significativi dati di fatto. L’Europa, innanzi tutto, è la prima regione turistica nel mondo: nel 2009 ha accolto 380 milioni di turisti internazionali. Questa cifra rappresenta il 42% degli arrivi mondiali, ed è in crescita esponenziale: si pensi che i turisti giunti nell’UE da fuori confine erano stati 325 milioni nel 2000 e, secondo le previsioni, supereranno i 700 milioni nel 2020. Sempre l’anno scorso, inoltre, i viaggi effettuati dai suoi residenti all’interno dell’UE sono stati più di un miliardo.

Il turismo, soprattutto, fornisce un contributo rilevante alla crescita economica e all’occupazione. Con un milione e ottocentomila imprese attive, il contributo del turismo alla formazione del prodotto interno lordo dell’UE raggiunge una quota del 5%, che raddoppia se si considera anche l’indotto. E gli occupati sono 9,7 milioni, una quantità pari al 5,2% della forza-lavoro complessiva dell’UE; compreso l’indotto, sono più del doppio.

Oreste Barletta

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 18 dell'8 maggio 2010, pagg. 2-3-4-5-6-7

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