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Tremiti, allarme petrolio

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C'è il petrolio al largo delle Tremiti? La domanda probabilmente non troverà risposta prima di un annetto. Nel frattempo però l’arcipelago più bello dell’Adriatico potrebbe perdere il suo fascino e forse anche la sua principale ricchezza: il mare.

Sta accadendo qualcosa di strano e misterioso dalle parti del Ministero dell’Ambiente. L’autorizzazione concessa alla società irlandese Petroceltic, che ne ha ottenute in tutto dieci solo in Italia, risale ad almeno un anno fa. Il via libera ufficiale all’attività di ricerca vera e propria del petrolio è di solo qualche giorno fa da parte dell’ufficio per la concessione della “Via” (la valutazione d’impatto ambientale) del Ministero per l’Ambiente.

A questo punto per azionare le trivelle manca solo la firma del ministro Stefania Prestigiacomo. Se arriverà bisognerà perforare parecchio, il petrolio sarebbe molto al di sotto del fondale marino. C’è chi parla (come fa il comitato per la difesa del mare) persino di 4000 metri di profondità. Stiamo forse parlando di qualcosa di avveniristico, sicuramente il Ministero non autorizzerà la Petroceltic a sventrare i fondali delle sue acque territoriali prima di essersi accertato sull’impiego compatibile di attrezzature e tecniche in rispetto a un ecosistema ambientale così delicato qual è quello delle isole diomedee. Il punto però è un altro: se non ci fosse stata una soffiata ai giornali questa storia probabilmente sarebbe venuta a conoscenza a cose fatte. È vero che il progetto è già stato bocciato dalla Regione Puglia che non ha concesso la sua “Via” (richiesta per legge anche se non vincolante), ma la risposta risale ad appena il 24 marzo scorso. E invece si è saputo soltanto adesso che i tecnici della Petroceltic Elsa indagano nell’area (un altro piano di trivellazioni è previsto al largo di Monopoli e in Molise) da quasi un anno.

Secondo il consigliere provinciale dell’Udeur a Foggia, Nicandro Marinacci, le onde sonore “Air gun” utilizzate per scandagliare i fondali sarebbero all’origine dello spiaggiamento dei sette capodogli avvenuto sulla spiaggia di Foce Varano nel dicembre scorso. Una disavventura che ha scosso la comunità scientifica internazionale e che a tutt’oggi non ha trovato ancora risposta sulle cause che l’hanno provocata.

Le onde sonore utilizzate dai tecnici della Petroceltic potrebbero essere la causa di un progressivo depauperamento della costa e dell’ecosistema tremitese che oggi rappresenta la vera ricchezza del turismo nell’arcipelago, temono allarmati i residenti. Tra le prescrizioni previste dal Ministero, la società dovrà dotare i suoi mezzi di navali di idonee apparecchiature per non richiamare l’attenzione dei cetacei. La questione, si può ben comprendere, è abbastanza inquietante ma quel che induce gli scettici a preoccuparsi maggiormente è il silenzio con il quale si è cercato (almeno finora) di ammantare tutte le procedure che hanno portato fin qui a chiedere la valutazione d’impatto ambientale alla Regione e a rendere in fase già ben avviata l’istruttoria della “Via” nazionale. Siamo cioè quasi alla fine delle procedure previste per ottenere l’ok alle perforazioni, e non se ne sa ancora molto.

L’area interessata alle trivellazioni comprende un raggio di 528,8 chilometri quadrati, prospicente i laghi di Lesina e Varano sul Gargano ad appena quattro chilometri dall’isolotto di Cretaccio che rappresenta la punta più estrema in linea d’aria dell’arcipelago tremitese e a 7 chilometri dalla costa. In quella zona il fronte costiero misura una profondità variabile da 40 a 150 metri il chè fa ritenere che le trivellazioni fino a quattromila metri (se confermate) andranno a pescare il petrolio fino nelle viscere del pianeta. Insomma scavi che potrebbero essere effettuati un po’ ovunque, a questo punto, se consideriamo che la crosta terrestre “galleggia” sui combustibili fossili la cui convenienza o meno all’estrazione è subordinata ai costi. Oggi si ritiene che quello dei costi sia un ostacolo superabile grazie alle tecniche più sofisticate in materia di idrocarburi, ma se da un lato si riesce a estrarre petrolio impiegando meno risorse finanziarie nel caso delle Tremiti si rischia di buttare nei pozzi neri una ricchezza incommensurabile come il mare cristallino, le spiagge incontaminate, uno scrigno naturale da preservare a prescindere di qualsiasi altra valutazione di tipo socio-economica. Dopo l’alt della Regione si muove ora anche il mondo politico. La Provincia di Foggia ha chiesto ufficialmente chiarimenti al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, mentre la mobilitazione popolare promette anche gesti clamorosi per salvaguardare l’arcipelago foggiano come annuncia nella nostra intervista il sindaco delle diomedee, Giuseppe Calabrese. La guardia, insomma, è alta: basterà a far tornare sui suoi passi il Ministero?

Massimo Levantaci

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 16 del 24 aprile 2010, pagg. 4-5

Commenti  

 
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