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L’oro rosso è tornato: annata ricca

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Produzione ridotta più guadagno per i produttori.

Il pomodoro in Capitanata torna a essere “oro rosso”, quest’anno dopo qualche annata a vuoto (quella del 2010 le aziende la ricorderanno a lungo), i guadagni sono dalla parte degli agricoltori che intascano somme superiori ai 100 euro per una tonnellata di raccolto: un anno fa ne occorrevano appena 50-60 euro. Somme importanti che ritoccano un fatturato annuo che in provincia di Foggia – principale bacino europeo con una produzione oscillante fra i 20- 25 milioni di quintali – supera i 300 milioni di euro l’anno. Chiariamo subito però che questa differenza non avrà ripercussioni sul prezzo finale del barattolo di conserva venduto ai consumatori, ma è il risultato di un’altalena fra industrie e produttori che va avanti da diverso tempo. Ovviamente tutto all’insegna del mercato: diminuisce l’offerta, aumenta il prezzo alla pianta e viceversa. Cambiano i fattori in gioco, innanzitutto il minor raccolto influisce nella determinazione di un prezzo più remunerativo per le aziende agricole aumentandone i ricavi.

 

“Gli agricoltori sono diventati più furbi”, commentano alcuni osservatori (non tutti: leggi articolo a fianco), la programmazione agraria e la nuova Pac sul pomodoro (politica agricola comunitaria) tuttora in fase di gestazione, hanno raffreddato le attese delle aziende agricole che hanno coltivato meno prodotto evitando il surplus degli scorsi anni che faceva crollare il prezzo ai minimi termini. E pensare che proprio alla vigilia della stagione 2011 non mancavano i timori per una campagna agraria contrassegnata dall’estrema incertezza.

Complice il mancato accordo sul prezzo fra produttori e industrie di trasformazione: la trattativa sul contratto interprofessionale si era subito arenata evidenziando lo scontro in atto tra le due controparti che non possono dire di aver filato in questi anni d’amore e d’accordo. Al Sud questa contrapposizione appare ancor più accentuata, basti ricordare che in Emilia Romagna (secondo bacino produttivo nazionale) l’accordo interprofessionale è stato regolarmente firmato senza scossoni e clamorosi abbandoni di negoziato.

Gli industriali tuttavia minimizzano: “Anche se non è stato firmato alcun contratto bisogna tener conto che dalle linee guida non ci si discosta mai”, spiega Nicola Calzolaro direttore dell’Anicav l’associazione che raggruppa le più importanti industrie di trasformazione attive perlopiù in Campania e in Capitanata. “Va detto – aggiunge Calzolaro – che c’è meno prodotto accoppiato in circolazione perchè molti agricoltori hanno deciso di non coltivare essendo l’annata ancora in corso (si terminerà di raccogliere il 30 settembre: ndr) la prima senza vincoli produttivi e consente di intascare l’aiuto comunitario, mille euro a ettaro, standosene a casa”.

Il titolo riconosciuto alle aziende agricole verrà confermato fino al 2013 quando entrerà in vigore la nuova politica agricola sul pomodoro da industria. Ma che per effetto di questa novità si dovessero quest’anno liberare migliaia di ettari alla vigilia della stagione lo credevano in pochi. Secondo stime delle associazioni agricole le superfici hanno subito una contrazione del 15%, in linea con il dato nazionale. “La raccolta è cominciata in ritardo – aggiunge Calzolaro – ora l’attenzione è concentrata sulle rese delle produzioni tardive”.

A fine raccolta la produzione dovrebbe toccare i 20 milioni di quintali, 21-22 secondo le industrie di trasformazione. Un anno fa vennero abbondantemente superati i 25 milioni di quintali anche se un dato certo le associazioni agricole non sono in grado di fornirlo, colpa dei molti (forse troppi) campi affidati ad agricoltori non di professione che prendono in fitto i terreni e vendono il raccolto seguendo percorsi più articolati che sfuggono al controllo delle organizzazioni datoriali.

Ma il pomodoro è anche fonte di lavoro in nero e sottopagato, che richiama ogni anno in Capitanata migliaia di lavoratori extracomunitari. Quest’anno si è registrato un freno, gli agricoltori sono spaventati dal disegno di legge sul caporalato che prevede la reclusione da 5 a 8 anni con multe fino a 2mila euro per ciascun lavoratore sorpreso senza contratto. C’è stato così il boom delle macchine per la raccolta meccanizzata, anche se quella manuale – specie nei piccoli appezzamenti – continua a essere la più richiesta: “Il pomodoro raccolto manualmente si rovina meno – spiega Giuseppe Doria, presidente dell’organizzazione di produttori Conapo – così le aziende riescono a guadagnare anche 2 euro al quintale in più (12,5 euro: ndr) rispetto ai 10 euro riconosciuti normalmente dalle industrie per lo stesso quintale”.

MASSIMO LEVANTACI

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