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“I nemici del vino sono i... campanili”

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Verso una schiarita il caso sull’utilizzo del nome e del vitigno Nero di Troia.

“Anche in Puglia, come in altre regioni italiane, oltre alle liti bisogna potare anche i campanili”.

Insomma, i problemi di casa nostra non potranno essere risolti a livello ministeriale a Roma e, con la sua consueta franchezza, lo dice chiaro e tondo a “La Gazzetta dell’Economia” Giuseppe Martelli, che è il presidente del Comitato Nazionale Vini ed al contempo il presidente nazionale di Assoenologi.

La querelle, che pare si stia dirimendo ma esiste, sull’utilizzo del nome e del vitigno Nero di Troia ha fatto un passo in avanti a livello regionale con l’ok del disciplinare di produzione per la DOC Tavoliere. Ma non finisce qui, ora il carteggio passerà al vaglio del Ministero ed è per questo che abbiamo intervistato il presidente Martelli.

In Puglia sono in arrivo tre nuove DO C e in cantiere ci sono altrettante DO CG. Ma quanto tutto ciò aiuta davvero a vendere?

“Nonostante ciò che qualcuno pensa, metterà una G - che significa Denominazione di Origine Controllata e Garantita - nell’immediato non porta dei vantaggi alla produzione, ma serve ai produttori per avere una nuova consapevolezza, non solo formale, che può portare ad una ricaduta positiva e sfociare in maggiore aggressività commerciale, e a far preferire quel vino nel firmamento di cui l’Italia è ricca. Ma mettere una G senza un obiettivo, e senza un progetto da realizzare, a mio modesto parere non è produttivo”.

Nero di Troia, la Puglia si interroga sul futuro di questo vitigno millenario, a Roma farete chiarezza?

“So che nella zona interessata ci sono numerose tensioni e contrapposizioni. In qualità di presidente del Comitato nazionale Vini posso solo dare una risposta notarile. Le ragioni e le motivazioni di questa DOCG devono trovarla i produttori. Io non posso risolvere o far risolvere, a livello ministeriale, i problemi che gli stessi produttori non hanno voluto o saputo risolvere. Ciò vale in generale per tutti coloro che vogliono passare da DOC a DOG, e quindi non solo per la Puglia e il Nero di Troia”.

Come si fa a vendere di più nel mercato globale?

“I produttori devono essere consapevoli che non basta la G, ma tutti devono concorrere per togliere di mezzo personalismi e campanilismi. Oggi il vino è diventato una griffe, un prodotto voluttuario e non è più una bevanda che per forza deve essere sulle tavole degli italiani. All’estero si sceglie fra centinaia di prodotti, e credo che sia utile legare il vino al territorio e alla storia, e i vini pugliesi ne hanno da vendere”.

Beviamo sempre meno vino, troveremo sbocchi per le nostre produzioni?

"Il fenomeno riguarda l’Italia e gli altri Paesi tradizionalmente produttori. Oggi il consumo medio annuale procapite è di 43 litri contro i 120 degli anni ’70. Nei Paesi emergenti e in quelli consumatori, malgrado la crisi, i consumi stanno crescendo. La Puglia ha le carte in regola per trovare opinion leaders ed estimatori altrove e tutto ciò, compresa la G, deve essere catapultato rispetto a mercati che non siano sotto casa”.

ANTONELLA MILLARTE

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