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Controlli alimentari emigrati al Nord. Il Sud “paga dazio”

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Il caso – Revocata la deroga UE sull’accreditamento.

La Puglia costretta a delegare al Nord la propria sicurezza alimentare. Nel confronto a tutto campo con i settentrionali in vista del federalismo, accade che i controlli sui prodotti provenienti dai Paesi esteri, per ricevere il via libera alla commercializzazione in Italia e nel resto d’Europa, rimbalzino dai nostri porti fino ai laboratori dell’Emilia Romagna. Con il risultato di privare il territorio regionale di un servizio fondamentale e, contemporaneamente, aumentare i costi a carico degli importatori locali.

Deroghe revocate

Il corto circuito è iniziato a gennaio dello scorso anno quando, per effetto di una direttiva dell’Unione europea, sono state revocate tutte le deroghe fino a quel momento esistenti in materia di accreditamento dei laboratori specializzati nelle analisi degli alimenti. In Puglia vi provvede, per quanto riguarda i prodotti di origine non animale, l’Arpa, agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, attraverso le sue strutture di Bari e Brindisi.

Centinaia di campioni di prodotti vegetali conservati, da forno e di pasticceria, oli e grassi, cereali, macinati, prodotti ortofrutticoli, erbe, spezie e frutta secca, alimenti per l’infanzia, additivi, conservanti e coloranti arrivano ogni anno nei laboratori pugliesi per i controlli ufficiali, l’80% dei quali passa dai laboratori di Bari, per essere sottoposti a diverse prove. Dai test sui metalli pesanti ai residui fitosanitari, gli esperti dell’Arpa eseguono numerosi test per accertare la qualità degli alimenti, ma non tutte queste prove hanno ottenuto l’accreditamento richiesto dalla legge che compete, per quanto riguarda l’Italia, ad Accredia, l’ente nazionale preposto a rilasciare le autorizzazioni necessarie.

La svolta attesa

Una situazione, assicura il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, destinata a risolversi entro il prossimo anno, data entro la quale l’agenzia prevede di ricevere l’accreditamento sulle prove di laboratorio ancora indisponibili. Si tratta di una decina di test, tra cui alcuni controlli microbiologici, gli organismi geneticamente modificati, i test sull’olio di sansa e per frittura.

Tutti al Nord

Il problema, nel frattempo, sta nel fatto che il servizio di sicurezza alimentare non poteva essere interrotto e i campioni di prodotti destinati ai laboratori pugliesi vengono spediti alle strutture dell’Arpa Emilia Romagna, debitamente accreditate, ma con un inevitabile aumento dei costi che ricade sugli importatori e, di riflesso, sulla competitività dei porti della Puglia.

Un problema che potrebbe essere risolto, almeno fino all’ufficializzazione degli accrediti mancanti, attivando una collaborazione con le Arpa meridionali, riducendo i costi di spedizione e, soprattutto, restituendo ai territori meridionali un’altra porzione della propria autonomia.

La contromossa

Il progetto, elaborato dal direttore generale di Arpa Puglia (come riferiamo nell’articolo a fianco) è già stato inviato all’Ispra, istituto nazionale per la protezione e la ricerca ambientale, nella speranza che le esigenze del Sud non vengano ignorate. Anche perché in ballo c’è lo sviluppo economico di un’intera area – il Mezzogiorno d’Italia – che non può permettersi di far pagare agli importatori locali costi aggiuntivi per servizi che fino a poco fa venivano svolti nei laboratori locali.

Luca Barile

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