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Crisi Capitanata - l’agricoltura paga più di tutti

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Paura dopo un anno di deflazione (e immobilismo).

Si respira nell’aria un certo clima di resa. La nottata è passata, ma sul sistema economico- imprenditoriale in Capitanata continua a incombere una cappa minacciosa. Le imprese sono spaventate dal futuro che le attende al varco, loro la crisi l’hanno subita più che combattuta. Oggi vengono fuori da un anno di deflazione pura, zero investimenti e zero affari. Per quelli che hanno potuto salvare i posti di lavoro con la cassa integrazione in deroga, significa adesso come doversi risvegliare da un letargo profondo.

Ma l’appello lanciato qualche giorno fa dai sindacati mette un po’ tutti sul ‘chi va là’: “Se Regione e Governo non rifinzieranno la cig in deroga, in scadenza fra dicembre e gennaio, perderemo migliaia di posti di lavoro in provincia di Foggia”.

Niente in vetrina

Insomma le aziende non si sentono pronte a riprendere il cammino.

I segnali in questo inizio di autunno sono inquietanti: alla fiera di ottobre di Foggia, tradizionale appuntamento con il salone dell’Artigianato, gli artigiani si contavano sulle dita di una mano. “Cosa metti in vetrina se hai combinato poco nell’ultimo anno? Non c’è voglia di ricominciare, ognuno di noi cerca di ritagliarsi uno spazietto per lavoretti di nicchia. Altro che esposizione”, diceva un operatore.

L’associazione Casartigiani (ne riferiamo a parte) è andata in fiera per parlare solo di crisi. E altri settori non stanno meglio. Prendiamo l’edilizia. Trecento imprese in Capitanata hanno alzato bandiera bianca nell’ultimo anno, ma quasi nessuno se n’è accorto. “Parliamo di piccole realtà da 5-6 dipendenti – spiega il sindacalista della Filca- Cisl, Urbano Falcone – fa più rumore se chiude un’azienda da 200-300 dipendenti, ma se tutte queste minuscole realtà le sommiamo arriveremo a quella cifra”.

Lavoratori in bilico

Nel Patto territoriale di Ascoli-Candela – l’unico che ha dato in questi anni segni di vitalità tra i 6 finanziati dal governo Prodi dieci anni fa – nel 2010 sono andati in fumo 150 posti e la crisi della Bellaria Mobili tiene appesi a un filo i destini di 71 lavoratori per i quali la cig zero ore è stata appena rinnovata come ultimo gesto di speranza.

Nel Contratto d’area di Manfredonia le cose non vanno meglio. L’industria Inside (arredi per navi e rimessaggio di barche) è una realtà da 200 dipendenti, tutti in cig dall’estate scorsa. E fino a poco tempo fa era l’industria che aveva più mercato tra quelle che operano nell’agglomerato industriale ai piedi del Gargano. In dodici anni le chiusure hanno ridotto a poco meno della metà il numero delle aziende (54) dichiarato all’inizio dell’esperienza, e le truffe allo Stato (soldi incassati per aziende fantasma) continuano ad essere scoperte dalla Guardia di finanza.

L’agricoltura piange

Ma la madre di tutte le crisi si chiama agricoltura. E qui il default assume connotati molto più peoccupanti, perché è in gioco il futuro di 30mila aziende (il 90% a conduzione familiare) e di oltre 100mila addetti. Altro che industria. “L’agricoltura fa muovere l’economia di questa provincia – spiega Pietro Salcuni, presidente regionale di Coldiretti – i commercianti si lamentano se gli agricoltori piangono. Quest’anno veniamo fuori da un’altra annata difficile: con il grano che non remunera più i costi di produzione, molti speravano di rifarsi con il pomodoro. E invece è arrivata un’altra mazzata”. L’Unione europea potrebbe tagliare il contributo comunitario (mille euro a ettaro) perché gli indici di raccolta sono inferiori ai parametri previsti. Con le industrie di trasformazione è guerra aperta: sono accusate di aver fatto cartello per ridurre i prezzi di mercato a scapito delle aziende di produzione. Ma sono ormai contrasti da archeologia: il sistema sta cambiando, il prossimo anno Bruxelles toglierà l’attuale regime di aiuti e si entrerà nel mercato libero. Un’ipotesi che spaventa le imprese.

Attendismo

Di questo passo oggi l’agricoltura in Capitanata rischia di regredire, o di premiare solo i migliori secondo varie correnti di pensiero. Esistono, per carità, realtà che vanno avanti con le proprie gambe e da tempo hanno smesso di misurare le proprie entrate in relazione agli aiuti comunitari. Ma è ancora tutta l’economia agricola (che poi si riverbera sugli altri segmenti) a risentire di questo cotè assistenziale. Così il crollo degli affitti nella sola città di Foggia (-175%) evidenzia un malessere profondo e silenzioso. Bisogna cambiare in fretta, si diceva ai tempi della bolla finanziaria. Sono passati quasi due anni, ma più che cambiare si è scelto di restare fermi e attendere. Cosa, ancora non si sa.

Massimo Levantaci

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