You are here:

Guerra aperta sul “Nero di Troia” la Puglia del vino è sempre divisa

Email

Riconoscimenti – L’ipotesi della nuova Doc scatena un contenzioso tra Nord-barese e Daunia.

Nero di Troia, vitigno conteso fra due territori. Da sempre risorsa condivisa dalla Daunia e dal Nord Barese, al posto d’onore con Negroamaro e Primitivo fra le uve da grandi vini rossi di Puglia, ora rischia di essere ridimensionato a vitigno praticamente comunale. Con l’ipotesi di nuova Doc, e sarebbe la n. 27 in Puglia, gli scenari che si prospettano potrebbero essere decisamente negativi per produttori ed enoappassionati.

Si ingrossano, infatti, le fila del no contro la Doc “Terre del Nero di Troia” proprio mentre si stanno facendo grossi passi avanti verso la razionalizzazione delle Denominazioni di origine controllata. A fronte di sei Doc che hanno come uva di riferimento proprio il Nero di Troia ecco che tre di queste stanno proseguendo oramai speditamente verso un accorpamento. Sono la Doc Castel del Monte (riconosciuta nel 1971), Rosso Barletta (1977) e Rosso Canosa (1979). In questo contesto regionale, ma anche nazionale, dove la tendenza è verso un minor numero di marchi con una maggiore visibilità, ecco che la querelle del Nero di Troia sembra proprio appartenente ad un’altra epoca.

In effetti la trafila è iniziata proprio con la vecchia legge, ad agosto 2009, quando su iniziativa di Confcooperative Foggia e Coldiretti Foggia è stata presentata istanza di riconoscimento prontamente seguita, a poche ore di distanza, dall’opposizione di quello che – in un anno – è diventato un fronte del no sempre più ampio. Le tappe sono state ripercorse nel corso di una conferenza stampa, con toni decisi ma molto sereni, da Francesco Liantonio nella duplice veste di presidente del Consorzio di tutela Doc Castel del Monte e di vice presidente nazionale di Federdoc.

Le ragioni del no? Senza polemiche, e senza distinzioni politiche, sono riassunte in poche cifre: l’85% del Nero di Troia è allevato al di fuori dei confini ipotizzati da questa nuova proposta di Doc. Sarebbe un danno enorme, ha sottolineato Liantonio, per le aziende che hanno investito milioni di euro in questo nobile vitigno e lo commercializzano in tutto il mondo. Se dovesse essere approvata la nuova Doc con il nome proposto, che ha all’interno della Denominazione un riferimento geografico (la città foggiana di Troia) ed un vitigno, ecco che l’uso verrebbe inibito alle Doc Castel del Monte, Rosso Barletta, Rosso Canosa e San Severo, e pure alle Igt Daunia, Murgia e Puglia. Confagricoltura, nettamente sfavorevole alla Doc “Terre del Nero di Troia”, quantifica in un danno economico enorme per migliaia di ettari vitati, e milioni di bottiglie prodotte, le eventuali conseguenze. Un rifiuto inconfutabile è arrivato anche dai due assessori provinciali all’Agricoltura di Bari (Francesco Caputo) e della BAT (Domenico Campana).

E la Regione Puglia? “Si è espressa in maniera sfavorevole dopo otto mesi e, poi, all’inizio di giugno – ha ricordato Liantonio – ha comunicato al Ministero la necessità che ci sia un ulteriore dibattito prima. In attesa che la Regione esprima il suo parere, intanto, i giochi restano aperti. E lo scontro, che si trascina da anni, è ora diventato di tipo imprenditoriale. Economia globale significa aumentare la massa critica e cercare di avere uno spazio nei mercati. La old economy, che sta portando a raffiche di fallimenti nelle campagne pugliesi, riflette ancora il “piccolo è bello”.

Peccato che, pure per il vino, non funzioni più. In Australia, che producendo vino a basso costo ma con etichette curatissime ci fa sentore sul collo il vento bollente della concorrenza, ci sono solo quattro grosse aziende produttrici di vino. In Puglia la polverizzazione della proprietà dei vigneti, in aggiunta a troppe Doc, rischia di diventare una miscela ancora esplosiva.

Antonella Millarte

Commenti  

 
0 #2 Piero Morgese 2010-07-19 22:18
E' senza dubbio un vitigno che produce un nettare che può rappresentare la Puglia centro - settendrionale in maniera egregia. Purtroppo si pensa sempre e soltanto in piccolo. Il nostro marchio comune che ci deve rappresentare in ogni settore è "PUGLIA", se non riusciamo a far emergere un marchio comune che ci unisce sotto una stessa bandiera, non si va da nessuna parte. Pensate un attimo al Made in Cina, sarà sinonimo di poca qualità, solo perche ci fa comodo, ma è altrettanto sinomino di convenienza, perche la Puglia non può essere identificata come regione, territorio di QUALITA?:
Citazione
 
 
+2 #1 vittorio cavaliere 2010-07-14 15:00
Possibile? Stranissimo la Puglia vanta di fare Squadra alla grande.
Citazione
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna