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La burocrazia nel mirino degli enologi

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Il settore chiede semplificazione.

Governo “lumaca” nell’assottigliare la burocrazia, che drena risorse economiche e troppo tempo proprio nel bel mezzo della crisi, pesantissima pure per il vino. E lo “schiaffo”, garbato ma mirato, arriva ancora una volta dall’Assoenologi. I vertici nazionali, riuniti a Merano per fare il punto sulla situazione di un comparto che resiste ma non si ancora per quanto, hanno messo a fuoco problematiche e strategie. Puntualmente, come avviene da oltre 50 anni, il ministro per le Politiche Agricole ha partecipato e, altrettanto puntualmente, sono arrivati stimoli anche pungenti al governo. Di destra o di sinistra, poco importa, perché questa è la voce tecnica di chi – in prima linea – combatte per produrre quello che il mercato (per lo più internazionale) vuole comprare, cercando di mantenere il giusto equilibrio con la tradizione dei nostri innumerevoli territori vinicoli.

L’Italia intera, malgrado le bacchettate del ministro Brunetta, è soffocata da una burocrazia spesso miope e disordinata. Con grande aplomb, dunque, ecco la sferzata arrivata al ministro Giancarlo Galan da Giancarlo Prevarin, presidente di Assoenologi, forte del fatto che sia indubbio il ruolo di leadership del vino nell’export ma, soprattutto, nell’immagine dell’Italia nel mondo”. L’Assoenologi nel 2007 ha fatto un’indagine che ha messo in luce che, mediamente, un tecnico di cantina deve dedicare il 25% del suo tempo ad aspetti burocratici. Un impegno inammissibile, con costi enormi. E tutto questo a che fine? – ha detto Prevarin – Possibile che i controlli non si possano armonizzare? Nell’era in cui con un satellitare si riesce ad individuare quanti operai lavorano in un cantiere stradale, il settore vitivinicolo deve seguire ancora le solite vecchie procedure? L’aggravante è che i vari Enti preposti, dall’Asl ai Nas, dalla Guardia di Finanza alla Guardia Forestale, etc, solitamente non si trasmettono i dati!”

La soluzione? Nella sua risposta il ministro Galan che ha mostrato grande attenzione verso il mondo del vino ed una profonda conoscenza del settore, e non si è sottratto alla domanda che – per dovere di cronaca – era già stata posta al suo predecessore, con scarsi risultati concreti. “È in corso la definizione dei decreti attuativi della legge 61/2010, con riferimento allo schedario vitivinicolo e la semplificazione è in arrivo”. In che modo avverrà? I dettagli tecnici sono stati poi spiegati da Giuseppe Martelli, in qualità di Presidente del Comitato nazionale vini nonché di direttore nazionale Assoenologi, che si è soffermato “sulla soppressione dell’albo dei vigneti e dell’elenco delle vigne, che dovrebbe garantire ai produttori più razionali e celeri adempimenti”, nonché sulla “semplificazione burocratica che il provvedimento implica ed in particolar modo lo snellimento determinato dal cosiddetto Sportello Unico”. Martelli ha anche fatto chiarezza sulle modifiche in arrivo nelle etichette. La dicitura VQPRD (Vino di qualità prodotto in regione determinata) sarà eliminata e sostituita da DOP; DOC e DOCG rimangono, le IGT confluiranno nelle IGP; vino da tavola non ci sarà più, si scriverà solo vino. La fotografia aggiornata dell’Italia è che, oggi, il 40% è vino da tavola, il 27% IGT, e il 33% DOC.

Razionalizzazioni e riorganizzazione “come si fa nelle famiglie”, per uscire da questa situazione di difficoltà, è la sintesi dell’intervento al convegno nazionale di Assoenologi del vice ministro dell’Economia Giuseppe Vegas che, però, ha precisato come “non si può fare di tutta l’erba un fascio e vadano fatte opportune distinzioni”. In questa Italia che deve stringere la cinghia, che deve continuare a fare sacrifici e con il vino che – salvo alcune isole felici – che arranca sempre di più, ha suscitato commenti non molto benevoli l’intervento del “super” presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder. “Noi dobbiamo essere più bravi e più convinti degli altri”, ha detto con riferimento alla competizione globale”, soffermandosi poi sul ruolo di questo lembo estremo di Italia e del loro ruolo di “consoli di confine con l’Europa”. In sala i commenti sono stati praticamente unanimi: con una borsa ricolma di denaro, rispetto alle risorse risicate del resto del Belpaese, è facile ottenere risultati. Cifre alla mano, giusto per fare un esempio, Durnwalder che gestisce un territorio di circa 200.000 abitanti guadagna ogni anno 324 mila euro, mentre il presidente degli Stati Uniti Barak Obama – con la responsabilità di oltre 300 milioni di abitanti – percepisce uno stipendio annuo di 282 mila euro. L’argomento non è nuovo, ma con la recessione che peggiora a quanto pare la rabbia del resto d’Italia aumenta in proporzione.

La certezza, dall’altro lato, è che qui le risorse economiche disponibili vengono spese bene. Questo territorio, caso unico in Italia, per il 98,8% della sua superficie porta il marchio della DOC Alto Adige. Qui le cooperative funzionano, come ha opportunamente sottolineato Durnwalder, e rappresentano il 70% di una produzione di eccellenza.

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