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Piani di sviluppo rurali: attesa per i bandi

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Capitanata – Gli agricoltori hanno i progetti bloccati da mesi.

Tira una brutta aria di questi tempi nelle aziende agricole. Non è il caso qui di evocare il celeberrimo “piove governo ladro” a riprova del vittimismo congenito, poichè non di soliti piagnistei si tratta. La crisi colpisce da più di un anno indistintamente tutte le realtà imprenditoriali. Ma poi bisogna pur sempre buttare la palla avanti e continuare il gioco. Lo hanno capito, ad esempio, tutte quelle imprese impegnate attivamente nella trasformazione dei prodotti tipici della ricca e variopinta campagna dauna.

In Capitanata si chiamano Sciroppo, Cara Nonna, Cannone, Fiordelisi, Iposea e l’elenco potrebbe continuare. Parliamo di realtà i cui marchi si sono affermati nel mondo anche in Paesi molto lontani come nel caso delle paste alimentari di Cara Nonna trovate sugli scaffali dei supermercati australiani. Aziende che oggi raccolgono i frutti del loro lavoro vedendo schizzare i fatturati dell’export legato alla vendita all’estero di carciofini, broccoletti, asparagi, ortofrutta, conserve. Fa specie perciò constatare che quello scoramento di cui sopra colpisce anche quelle realtà più virtuose che ne avrebbero di motivi per sganciarsi dal piagnisteo generale. Il malessere nasce dalla insoddisfazione sui “Psr”, i piani di sviluppo rurali che in Puglia proprio non decollano. “Spiace notare che quasi tutte le regioni del Centro-Nord hanno impegnato buona parte dei fondi di spesa, mentre al Sud il piatto continua a piangere miseramente. Ma, sia chiaro, è solo un ritardo amministrativo che non dipende dalla volontà delle imprese. Anzi in provincia di Foggia sono centinaia i progetti che attendono di essere presentati, ma se la Regione non si muove a pubblicare a sua volta i bandi noi più che sollecitare non possiamo”, spiega amareggiato il presidente della Cia provinciale Michele Colangelo.

I piani di sviluppo rurale rischiano così di diventare una doppia beffa per gli imprenditori agricoli di Capitanata. Sì, perchè alle imprese che nel dicembre scorso chiedevano il sostegno al reddito per pagare i fornitori e protestavano con i loro trattori, era stato detto che i fondi del Psr sarebbero stati finanziati anche se solo in minima parte proprio con gli aiuti comunitari tenuti congelati. Fornendo così una spiegazione agli agricoltori piuttosto plausibile al punto tale che dopo qualche giorno decisero di togliere i blocchi stradali in virtù di un’aspettativa futura. Per questo l’insofferenza cresce e si teme nuovamente che possano accadere disordini nelle campagne.

Ad aggravare il quadro il difficile mercato, ormai da un paio di anni, del grano duro che mette le imprese con le spalle al muro. Quest’anno è diffusa la convinzione che bisogna vendere, basta con gli stoccaggi del grano nei silos in attesa di tempi migliori. Continuando a pensarla così il prezzo del grano in Capitanata ha proseguito la sua picchiata da un anno all’altro passando dai 28 euro il quintale (di media) dell’estate 2009 ai poco meno di 15 euro di questo inizio di campagna. E secondo molti osservatori il fondo non è stato ancora toccato.

Eppure nonostante la crisi le imprese in Capitanata attendono i per migliorare le proprie attività industriali. Un buon segno di vitalità che la Regione stenta a comprendere anche se l’assessore all’Agricoltura, Dario Stefàno, rispondendo al ministro Galan preccupato perché i 100 milioni del Psr in Puglia sono ancora fermi, ha dichiarato di essere “consapevole dell’interesse tra le imprese e della necessità che occorra far presto”. Ma ha smentito che i finanziamenti, se non spesi, rischiano di tornare al mittente. “Quei soldi – insiste Stefàno – sono degli agricoltori e noi siamo abituati a rispettare i patti”.

Massimo Levantaci

Ulteriori approfondimenti su "La Gazzetta dell'Economia" num. 21 del 29 maggio 2010, pagg. 6-7

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